Legge di bilancio: Il Governo delude il mondo della Scuola

Il Consiglio dei Ministri ha approvato alcune misure che riguardano il mondo dell’Istruzione.

Per il Ministro Bianchi, l’introduzione dell’educazione motoria nella scuola primaria è un passo in avanti per la Scuola italiana perché “mette al centro dell’interesse il benessere psico- fisico dei bambini”.  

E aggiunge :

“Abbiamo costituito un fondo strutturale che, a partire dal 2022, stanzia, a regime, 260 milioni per la valorizzazione della professione docente. E abbiamo prolungato fino al termine delle lezioni i contratti dei docenti in più previsti per l’emergenza Covid”.

Ma, al momento resterebbe escluso il personale ATA.

Per Uil Scuola si tratta di: “ Una manovra decisamente deludente.  Lo schema di Legge di Bilancio proposto dal Governo anche se è solo all’inizio, parte male”.

Per il Segretario Generale Uil Scuola Pino Turi:

“Questa manovra da 30 miliardi di euro offre davvero poco al sistema nazionale dell’istruzione. Studieremo bene il testo ufficiale e, nelle prossime ore,  faremo gli approfondimenti tecnici e politici”.

Delusione palpabile nel Direttivo di Uil Scuola che attendeva di vedere utilizzate le risorse straordinarie dell’Europa per poter ripristinare una equità salariale del personale, che vanta  il triste primato di un forte precariato e delle retribuzioni più basse non solo nei riguardi dell’Europa, ma anche nei confronti dei colleghi della pubblica amministrazione.

“Bianchi sottolinea l’importanza dell’attività motoria nella scuola primaria? – sottolinea Turi – . Certamente un ottimo intervento ma con un risvolto pratico per noi incomprensibile. Perché il docente che insegnerà alle elementari, cosa ben più difficile e complessa di quella rivolta ai più grandi, sarà pagato meno. Ovvero per dirla in parole povere, materia uguale ( attività motoria) stipendi diversi a seconda dell’ordine di scuola”.


Per Uil Scuola le attuali disuguaglianze meriterebbero una manovra diversa e non una finanziaria ordinaria come ce ne sono state tante negli ultimi anni.

“Resta – conclude Turi – un problema culturale e non certo finanziario, visto che proprio questa volta le risorse ci sono e come sempre prendono strade diverse da quelle che dovrebbero”.